Nel dramma della pandemia di Covid-19 c’è anche una nota positiva: l’educazione a nuove tecnologie nelle persone e imprese che fino a ieri erano le più refrattarie al loro utilizzo. Così, molte delle cose che fino a ieri si facevano offline oggi si fanno in modalità online, ovvero da remoto. A rivelarlo è una ricerca condotta da illimitybank.com tra i 40mila iscritti alla community “vaioltrelaforma.it” (conta clienti della banca e non). “La tecnologia sta facendo cadere tutti quei tabù che erano presenti in molti di noi in diversi ambiti, a partire dal mondo lavorativo – spiega Carlo Panella, head of direct banking and chief digital operations officer di illimity –. In quanti credevano che lo smart working era difficile da realizzare, che non era adatto a tutti e che non dava profondità lavorativa? Bene, oggi, sebbene per motivi di necessità, abbiamo dimostrato che invece è possibile. Noi di illimity siamo peraltro pienamente operativi in smartworking fin dallo scorso 24 febbraio, un passaggio fatto in poche ore grazie all’infrastruttura tecnologica su cui è stata sviluppata la banca. E per tanti altri settori, la tecnologia è arrivata in aiuto come fattore abilitante. Questo vuol dire che in futuro si farà tutto in connessione? No, ma di certo cambieranno molte delle nostre abitudini della vita quotidiana”. 

Tra sperenza e tristezza

La survey condotta da illimitybank.com ha voluto prima di tutto “tastare” stato d’animo ed emozioni. Con risultati differenti a secondo della fascia d’età di appartenenza. Tra gli over 45 prevale soprattutto la tristezza, soprattutto in chi ha più di 64 anni, “probabilmente per la consapevolezza di essere nella fascia più fragile – argomenta Panella –. E se i giovani tra i 18 e i 24 anni si dicono soprattutto annoiati, in quanto quelli meno toccati da aspetti di lungo periodo, nella fascia di mezzo (24-45 anni, ndr) la tristezza si fonde con l’ansia e l’angoscia, probabilmente per le responsabilità legate alla vita lavorativa, alla famiglia e agli obblighi a cui bisogna far fronte, come il mutuo. Di positivo c’è il fatto che la speranza è un sentimento che prevale indistintamente in tutte le fasce d’età”. 

Tecnologia come fattore abilitante

Tecnologia come fattore abilitante Altro aspetto significativo che emerge dalla ricerca condotta da illimity è come la tecnologia stia cambiando le abitudini della vita quotidiana: il 62% degli intervistati la utilizza soprattutto per cercare informazioni, ma anche per lavorare (il 38,8%), effettuare pagamenti (35,7%) e fare corsi online (17,4%). La cosa più stupefacente è che sta aiutando anche nei momenti ludici o di pause lavorative – puntualizza Panella –, tant’è che in tanti usano la tecnologia per guardare un film (52,9%), per ricreare socialità (37,5%) o per fare esercizio fisico (18,8%)”. Con particolare riferimento allo smart working, poi, tra i principali effetti positivi i partecipanti al sondaggio citano soprattutto la migliore qualità della vita e una riduzione dell’impatto ambientale. 

Più attenzione al futuro

E una rivoluzione nella rivoluzione sta vivendo anche il mondo degli istituti di credito. Negli ultimi anni la percentuale degli utenti di servizi bancari in mobilità e da remoto è cresciuta in misura esponenziale. Bonifici online e pagamenti con carta, anche tramite smartphone, sono i “servizi” che hanno registrato l’incremento maggiore. “In questo periodo, invece, stiamo registrato una vera e propria esplosione di tutte quelle operazioni che fino a ieri si facevano prevalentemente offline, come le ricariche telefoniche e il pagamento di bollettini – sottolinea Panella –. E stiamo parlando di tassi di crescita a un ritmo del 40-60% mese su mese. Un cambio delle abitudini quotidiane che in questo caso specifico potrebbe proseguire anche finita l’emergenza”. Per quanto riguarda la gestione del risparmio, poi, Panella fa notare che il 43% degli intervistati ha cambiato le proprie abitudini. Così, è cresciuta al 52% (prima era il 39%) la percentuale di chi accantona liquidità per far fronte agli impresti: “il sentimento comune è di maggiore attenzione per il futuro”. Tant’è che se prima il 78% dei clienti non aveva intenzione di attivare alcuna polizza assicurativa, oggi questa percentuale è scesa al 63 per cento.

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